Le filastrocche di Nonno Tino
per grandi e per piccini
un vero nonno racconta le sue filastrocche scritte per i suoi splendidi nipotini
Oggi on line per tutti i nipotini di NonSoloHobby.



Dai nonno raccontaci una storia 

 

Seccardino all'asilo


Ardasecco (il suo bambino
ha per nome Seccardino)
all’asilo iscrive il figlio,
ma non vuole alcun consiglio.
C’è il mago che ci pensa
anche ai piatti della mensa,
ai disegni, a tutto il resto,
all’arredo che è richiesto.
Seccardino ha cose strane,
in cartella pur le rane,
fa disegni sulla maglia
ed a scrivere si sbaglia.
Lui con l’ago senza filo
Il cucito fa all’asilo,
ma la stoffa non si lega
ed il fatto non lo spiega.
Tutto questo non va bene,
la maestra la lo ritiene
un sistema non adatto
al bambino di quel matto.
Ma un giorno, scarpe al collo,
lui arriva, e piedi a mollo,
che il mago che non erra:
“Devi avere i piedi in terra
se vuoi vincere ogni sfida”
detto aveva, lui confida.
A quel punto l’insegnante
lo cacciò e all’istante.

 


 
LE FILASTROCCHE DI NONNO TINO
Ardasecco

 Ardasecco disse un giorno
vado via e non ritorno,
tanti topi giù in cantina
lui trovò quella mattina.
Uno grosso era caduto
dentro il buco dell'imbuto.
chiamò quindi il suo gattino
che faceva un pisolino.
Ma il gatto per dispetto
l'aggredì con un graffietto.
Prese allora un gran bastone
per picchiare il pelandrone,
ma il micio assai furbetto
scappò via sopra il tetto.
Fu così che Ardasecco 
non risolse un fico secco.

L'orso bruno

Lillo il topo
arrivò dopo.
Zigo il coniglio
lontano un miglio.
La gatta Ernesta 
era alla festa.
Gigi il canguro
stava sul muro.
La mucca pazza
era in terrazza.
Così nessuno
Sta più con Bruno 

Avventura in Mare
 Ardasecco un giorno disse:
"Voglio fare come Ulisse",
che partì dal suo paese
navigando a più riprese.
Ma la nave non partiva
C'eran buchi nella stiva
Il motore era avariato
Il nostromo anche ammalato.
Prese allor la barca a nolo
Da un esperto barcarolo
Ma così non fece il viaggio
Non c'entrava l'equipaggio.
Al momento di salpare
Affondarono nel mare.
Tutti a nuoto verso riva
Ardasecco non arriva.
Boccheggiando e con dolore,
di alcuni pescatori nella rete era finito
per il freddo intirizzito.
"Guarda qui che pesce buffo
per pigliarlo io mi tuffo
- disse il giovane alla rete -
a vederlo non credete."
Aristippo al parco giochi

Un bel giorno al parco giochi
di bambini c’eran pochi,
Aristippo pensò allora
posso starci più di un’ora.
Sullo scivolo salito
fu ben presto redarguito
da quel vigile Macchietti
che era pieno di fischietti.
“Cani e gatti son pregati
d’esser sempre accompagnati.
Devi star col tuo padrone
Se no c’è contravvenzione.”
“Il padrone è all’altalena
ce ne andremo per la cena.
Sono sempre in compagnia
fino a che andremo via.”
Sulla buccia di banana
che era sotto la pedana 
fece il vigile in bel salto
ricadendo sull’asfalto.
“Ahi ahi ahi fa molto male
voglio andare all’ospedale.”
Aristippo che fortuna 
Giocò quindi fino all’una.

Aristippo

Aristippo cane grosso
nel saltare un alto fosso,
ruppe l’osso ad una zampa.
La notizia, sulla stampa,
fece il giro del paese,
nelle case e nelle chiese.

Fu deciso un intervento
dal chirurgo del convento
che nel far l’operazione
fece un po’ di confusione.

Operò la zampa errata,
anziché quella malata.
Disse il cane: ”Questo è troppo:
a due zampe sono zoppo.
Come faccio a camminare?
Come faccio a saltellare?”

La capretta Baffettina
molto esperta in medicina,
che era amica di Aristippo,
lo salvò da quell’inghippo.
Con l’unguento del mugnaio
ben nascosto nel granaio,
mescolato a un po’ di fieno
lo guarì in un baleno.

Aristippo antiscippo

Aristippo nel giardino
fece un giorno un pisolino,
quando il vigile Macchietti:
“Questo luogo non rispetti, 
non si può dormir nel prato
anche il sonno qui è vietato.
Mostra subito il collare
Io la multa devo fare.
Penserà il tuo padrone
a sanar la posizione”.
“Il padrone io non tengo 
sono solo ed a ramengo.”
Quindi il vigile, un po’ vile:
“Io ti porto nel canile!”
Un bambino visto il fatto 
si avvicina quatto quatto:
“Il collare non l’ho messo
il padrone son da adesso,
questo cane farà fuori
tanti ladri e scippatori,
se lo salvo dal canile
sarà cosa assai civile.”
Fu così che Aristippo 
diventò cane antiscippo.

La slitta di Babbo Natale 
 

Aristippo per Natale
volle scrivere al giornale
per aver dei regalini
come tanti bei bambini.
Lo chiamò Babbo Natale
E gli disse: "Meno male
mi serviva proprio un cane
ché le renne, molto strane,
quasi tutte son malate,
come accade in certe annate.
Metto i cani della ditta
a tirare la mia slitta
ne mancava proprio uno
meno mal che c'è qualcuno."
Aristippo, che fatica,
non poté negarsi mica,
tutti i giorni sotto tiro,
a portar regali in giro.
Alla fin Babbo Natale,
per non farlo restar male,
quando lui non se l'aspetta,
gli donò una cagnetta.
 


Merenda dalle api

Sta l'orso Bruno
Di sotto al pruno,
segue lo sciame
siccome ha fame.
Si punge il muso
così confuso,
ma non importa:
sogna una torta
fatta con mele
ed anche miele.
Vorrebbe andare
nell'alveare
Perché è ghiotto
e si fa sotto.
Nell'olmo cavo
ci trova un favo.
Eccolo il punto
con miele appunto.
Viene aggredito
ma, divertito,
la pelle dura
lo rassicura.
"Che merendina
l'ape regina!"
Mentre si sazia
lui già ringrazia. 

L'orso d'inverno

E' grasso e largo
va in letargo.
E' l'orso Bruno
che fa digiuno.
Quand'è l'inverno
va all'interno
di grandi grotte
con le marmotte.
C'è la tormenta
e s'addormenta.
Torna dov'era
a primavera.
Senza più grasso
se ne va a spasso
ben dimagrito
con appetito.
Mangia di tutto
è all'asciutto
rape, radici
pesci pernici.
In pochi giorni
che il peso torni
certo lui spera:
E' primavera..

Il quadro di Ardasecco 
 

Ardasecco un quadro al muro
Volle rendere sicuro.
Prese un chiodo ed il martello
E salì sullo sgabello.
Cadde giù come una palla
E si ruppe anche la spalla.
Mentevasta il mago amico
"Devi far come ti dico,
sotto i piedi metti colla
lo sgabello non ti molla.
Se ti leghi con la fune
di cadute resti immune".
Ma così legato e stretto
Diede un colpo in un tiretto.
La trovata sembro scema
Non risolse il suo problema.
Sempre il gufo, amico saggio,
gli inviò questo messaggio:
"Serve scala ben robusta
e farai la cosa giusta".
E così restando illeso
Fu ben presto il quadro appeso

Sistemi per annaffiare 
 

Ardasecco, un po' maldestro,
mise l'acqua nel canestro
per versarla poi di getto
in un secco giardinetto.
Nonostante le premure
Se ne uscì tra l fessure
Tutta l'acqua già versata
Nell'impresa disperata.
Ardasecco non capiva,
gli andò via la saliva
e grondava di sudore
lavorando per otto ore.
Ma il mago Mentevasta
suggerì lo scolapasta
E così con tale arnese,
Ardasecco fu alle prese.
Anche questo tentativo
Fu piuttosto negativo,
quando un tale, un po' bislacco,
disse: "L'acqua dentro un sacco
con i buchi da cercare
tarderà nello scappare".
Fu Battista, un saggio gufo,
che a vederlo s'era stufo,
un bel secchio a consigliare
nell'intento d'innaffiare:
"Se mai l'acqua qui si perde
il giardino torna verde!"
 

Pasta al forno 
 

Ardasecco disse un giorno
"Voglio far la pasta al forno".
Si recò da Mentevasta
che sa sempre quanto basta
per i piatti di ogni sorta
per la salsa e per la torta.
Consigliò innanzitutto
quattro fette di prosciutto
dieci mele molto cotte
due noci e tre ricotte.
Nella pentola va il tutto
fino a quando è ben asciutto,
alla fin della cottura
metti pur la pasta dura.
"Ma questo è un bell'intruglio,
la pancia va in sobbuglio!".
Ardasecco disse al mago:
"Non ci manca che lo spago!".
"Se l'aggiungi ti conviene
ché il piatto lega bene".
Disse il gufo: "Vado e torno
Per la vera pasta al forno
basta andar da nonna Tina
che fa pasta sopraffina".

Ardasecco in barca

Ardasecco disse al mago
Merntevasta: "Vado al lago
Voglio fare i tuffi in barca
Col costume che è di marca".
"Metti a bordo molti sassi
che il livello un po' si abbassi,
che la barca troppo alta
facilmente si ribalta".
Ardasecco sassi tanti
sia dietro che davanti
sistemò con molto acume
indossando il suo costume
fece il tuffo col suo stile.
Ma tornò sull'arnile
Che la barca era sparita;
dove mai era finita?
Ma il gufo amico caro,
consultò un palombaro
che girò come gli piacque
tutto il lago sotto l'acque.
Con i sassi ancora dentro
La sua barca stava al centro.
Per sentire Mentevasta
Giù al fondo era rimasta.

Alla formula uno 

Ardasecco alle nove
era pronto per le prove
con la tuta da pilota
ed un’auto affatto ignota.
Sul circuito monzese
Mentevasta le contese
lo convinse ad affrontare
con la macchina esemplare.
Rubacchiando pezzi vari
concorrenza alla Ferrari
volle far con tal vettura
e mostrar la sua bravura.
Ricavato era il motore 
da un vecchio reattore
e la sua carrozzeria
da un razzo dato via.
Il meccanico in fiducia
glielo disse:” Questa brucia
un po’ troppo carburante 
non ci arrivi col contante”.
Il problema fu risolto
quanto – e non ci volle molto –
a vettura ancora ferma
li portarono in caserma. 

Il gatto del nonno

Il gatto del nonno
non aveva molto sonno
e per questo quella notte
bazzicava nelle grotte. 
Topi, ragni, pipistrelli
eran tutti poverelli
pieni sempre di paura
paventando la cattura.
“Ci conviene cambiar grotta
non possiamo far la lotta
_disse timida Filippa_
qui per gatti non c’è trippa”.
Con Filippa, esperta rana,
disertarono la tana
e raggiunsero in gran fretta
di quel monte la sua vetta.
Il gattoide beffato
trovò l’antro spopolato
e tornò da nonno Tino
a mangiarsi una spuntino

A scuola di Russo 
 

Ardasecco s'introdusse
Nel reparto delle Russe,
che vivevano in campeggio
dalle parti di Viareggio.
Non capendo una parola
solo il Mago lo consola.
"Or bisogna che conosca
la parlata che c'è a Mosca,
c'è un ottimo insegnante
per le lingue Levante.
Fa parlar turco il Cinese
ed in greco l'Albanese".
"Oh, per me sarebbe un lusso, 
sì la notte parlo russo
ma non so un accidente
delle lingue dell'Oriente.
Voglio dir che parlo e russo
e col Mago ne ho discusso
ma essendo testa dura
lui degli altri non si cura".
Ardasecco nel campeggio
ritornò solo a passeggio.
Per quel Mago un po' cocciuto
con le Russe restò muto.

Cura dimagrante 
 

Ardasecco troppo grasso
si stancava ad ogni passo.
Chiese al medico curante
una cura dimagrante.
Ed il Mago Mentevasta:
"Una cura non ti basta,
ce l'ho io per te la dieta
con il succo della bieta,
misto a quello di carota
ti farà la pancia vuota.
Poi con cinque bastonate
son le chiappe rassodate.
Dieci giorni e tutto il grasso
se ne va che è uno spasso".
Ardasecco a sottoporsi
vi si reca e sente i morsi
della fame e sul sedere
spuntan tante macchie nere.
Ma Battista gufo saggio
lo salvò da quel linciaggio:
"Stai lontano ti consiglio
da quel mago almeno un miglio".

I Prosciutti avariati
 

Ardasecco disse a tutti:
"Non mangiate più i prosciutti
chè il mago Mentevasta
li ritiene carne guasta.
Se con calma, uno alla volta,
li portate qui a raccolta,
ne faremo una catasta
che poi brucia Mentevasta":
Ed ognuno, dispiaciuto,
non avrebbe mai voluto,
il prosciutto porta in luogo 
destinato al grande rogo.
Con l'aiuto dei suoi servi,
quelli buoni senza nervi,
nella notte il mago porta
in cantina e ne fa scorta.
Mette legna al loro posto
sempre agendo di nascosto.
Ardasecco dell' inganno
se ne accorse dopo un anno.
Tanti ossi vide a cena

La festa
Aristippo va alla festa
con un fiocco sulla testa,
vuole far colpo sicuro
sulla moglie del canguro.
C'è il vigile Marchetti
a controllo dei maschietti
che già vede cose strane
sulla testa di quel cane.
"Non mi pare regolare
questo fiocco da portare
- incomincia in tono brusco -
ti fa il muso da mollusco."
"E' la festa qui privata,
la divisa ti è vietata
- interviene la cangura -
devi uscir da queste mura."
Con il vigile alla porta
degustarono la torta,
senza guai e senza multe
come fan persone adulte.
Aristippo e la volpe
Le galline del pollaio
lamentavano in bel guaio
una volpe malandrina
le colpiva ogni mattina.
Aristippo disse allora:
"Io mi alzo di buon ora
o sto qui la notte all'erta
ma ci vuole la coperta,
che fa freddo a stare fuori
e non voglio raffreddori."
"Non coperte, solo penne
-Aristippo ne convenne-
possiam darti per la notte,
non siam come le marmotte
rivestite di pellicce
per non esser malaticce."
Aristippo penne addosso
se ne mise a più non posso.
Si nascose tra le rampe
pur mostrando quattro zampe
e la volpe furbacchiona
mentre pensa: "qui si pappa"
come un fulmine poi scappa.
Il giubbotto anticibo
Ardasecco e il mago a cena
Mangian zuppa con avena,
ch'è un piatto alquanto giallo
meglio adatto ad un cavallo.
Ardasecco si lamenta
lui vorrebbe la polenta,
non gradisce quella zuppa
cero rancio per la truppa.
Ma del mago l'insistenza
lo costringe all'obbedienza,
manda giù quella brodaglia
come fosse fieno e paglia.
Delle cene e cibi scarsi
va dal gufo a lamentarsi,
che consiglia un bel sistema
per risolvere il problema.
Un giubbotto a doppio fondo,
ben capace, largo e tondo,
lui lo indossi nel banchetto
con l'imbuto in mezzo al petto.
Ogni cibo non piaciuto
tu lo versi nell'imbuto,
ben piazzato sotto il mento,
quando il mago è disattento.
Il paracadute
 

Ardasecco entusiasta
è dal mago Mentevasta
che consiglia prove astute 
con il suo paracadute.
Un ombrello sgangherato,
con lo spago rappezzato,
può servire per l'impresa
e lanciarsi senza spesa.
Ardasecco si prepara
al cimento della gara.
Incomincia già dal letto
ad usar lo scendiletto,
con l'ombrello sopra ritto
ci si butta a capofitto.
Poi sul tavolo risale
e si fa piuttosto male.
Nelle prove non s'arresta,
sta per rompersi la testa
quando sale sulla loggia
con lo strano parapioggia.
Per fortuna il Gufo saggio
l'interrompe, con coraggio;
l'aggredisce con il becco
e scappar fa Ardasecco.

Aristippo ai giardini
 

Quando il vigile Marchetti
fa servizio ai giardinetti,
le aiuole vuol protette
quindi scherzi non ammette.
Ma, si sa, che cani e gatti
per i giochi vanno matti,
ed i bimbi pure quelli
sono sempre un po' monelli.
Aristippo a mezzodì
deve fare la pipì
ed ai piedi di una pianta,
la paura fa novanta,
teme il vigile che arrivi.
Ma i gatti si fan vivi
miagolando a più non posso,
e giocando a saltafosso.
Con il vigile distratto
dal fracasso messo in atto,
Aristippo in santa pace
Fa pipì dove gli piace.

Seccardino all'asilo


Ardasecco (il suo bambino
ha per nome Seccardino)
all'asilo iscrive il figlio,
ma non vuole alcun consiglio.
C'è il mago che ci pensa
anche ai piatti della mensa,
ai disegni, a tutto il resto,
all'arredo che è richiesto.
Seccardino ha cose strane,
in cartella pur le rane,
fa disegni sulla maglia
ed a scrivere si sbaglia.
Lui con l'ago senza filo
Il cucito fa all'asilo,
ma la stoffa non si lega
ed il fatto non lo spiega.
Tutto questo non va bene, 
la maestra la lo ritiene
un sistema non adatto
al bambino di quel matto.
Ma un giorno, scarpe al collo,
lui arriva, e piedi a mollo,
che il mago che non erra:
"Devi avere i piedi in terra
se vuoi vincere ogni sfida"
detto aveva, lui confida.
A quel punto l'insegnante
lo cacciò e all'istante.

Lo spaventapasseri


Un ombrello per cravatta,
uno straccio per ciabatta,
il cestino per cappello,
Ardasecco si fa bello.
Deve andare alla sfilata
che è dal mago organizzata.
Mette pure con coraggio
la grattugia del formaggio,
per grattarsi all'occorrenza
se gli scappa la pazienza.
Non arriva al suo destino
che lo vede un contadino,
spaventapasseri crede
come in strada mette piede
e nell'orto lo assicura
agli uccelli a far paura.
Ardasecco in terra fisso
sembra proprio un crocifisso.
Manco il Gufo lo conosce,
gli si fan le ali flosce
e gli viene anche il tremore
nel vedere tanto orrore.
"Ardasecco tu sei pazzo -
dice poi a quel pupazzo -
Di quel mago troppe volte
Le proposte sono stolte".

La merenda di Seccardino


Seccardino vuol per forza
La banana con la scorza,
e mangiarla nel frullato
col prezzemolo pepato.
Ardasecco, molto ligio,
a quel mago ed al prestigio,
non consente tal mistura
che gli par contro natura.
Per avere benestare
sente il mago luminare,
che approva la poltiglia
e del sale in più consiglia.
Seccardino il beverone
manda giù con attenzione.
Gli si fa la faccia gialla
e lo stomaco gli balla,
l'ombelico si fa scuro
ed il vomito è sicuro.
Quando arriva in ospedale
per non farlo stare male
gli vien fatta la lavanda
e distrutta la bevanda.
Questi maghi ciarlatani
li dovete aver lontani.

I disegni di Seccardino 


Seccardino nel disegno
mette sempre poco impegno
fa giraffe senza collo
e con zampe come il pollo.
L'elefante fa con corna
ed il conto non gli torna.
Alla volpe mette l'ali
ed al cane gli stivali.
Se al disegno mette mano
l'animale gli vien strano,
mischia gli orsi con le oche
i canguri con le foche.
Visto questo l'insegnante
gli consiglia case e piante,
son disegni più normali,
lasci stare gli animali.
Ma disegna un bel palazzo
con proboscidi in terrazzo,
alle case fa più vecchie
le finestre con le orecchie.
Fa le zampe anche alle piante
che camminano all'istante
e gli escono dal foglio.
"Le magie qui non voglio -
la maestra dice - basta,
torna pur da Mentevasta".


 
 
 
 
 


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