Imparare
Ascoltando
SETTE STORIE DI PACE
IL
CANE ALLO SPECCHIO
Vagabondando
qua e là, un grosso cane finì in una stanza in cui le pareti
erano dei grandi specchi. Così si vide improvvisamente circondato
da cani. Si infuriò, cominciò a digrignare i denti e a ringhiare.
Tutti
i cani delle pareti, naturalmente, fecero altrettanto, scoprendo le loro
minacciose zanne. Il cane cominciò a girare vorticosamente su se
stesso per difendersi contro gli attaccanti, poi latrando rabbiosamente
si scagliò contro uno dei suoi presunti assalitori. Finì
a terra tramortito e sanguinante per il tremendo urto contro lo specchio.
Avesse scodinzolato in modo amichevole una sola volta, tutti i cani degli
specchi l'avrebbero ricambiato. E sarebbe stato un incontro festoso.
LE
ARMI DELLA PECORA
Appena
creata, la pecora scoprì di essere il più debole degli animali.
Viveva con il continuo batticuore di essere attaccata dagli altri animali,
tutti più forti e aggressivi. Non sapeva proprio come fare a difendersi.
Tornò
dal Creatore e gli raccontò le sue sofferenze.
-
Vuoi qualcosa per difenderti? -, le chiese amabilmente il Creatore.
-
Si -.
-
Che ne dici di un paio di acuminate zanne? -.
La
pecora scosse il capo: - Come farei a brucare l'erba più tenera?
Inoltre mi verrebbe un'aria da attaccabrighe -.
-
Vuoi dei poderosi artigli?-
-
Ah no! Mi verrebbe voglia di usarli a sproposito...-
-
Potresti iniettare veleno con la saliva - continuò il paziente Creatore.
-
Non se ne parla neanche. Sarei idiota e scaccciata da tutti come serpente
-
-
Ma per difenderti ti serve qualcosa per far del male a chi ti attacca...-
-
Far del male a qualcuno? No, non posso proprio- Piuttosto resto come sono...-
-
D'accordo -. disse il creatore. - Ti darò tre armi potentissime,
con le quali potrai essere felice. Ti regalo la mitezza, l'umiltà
e la pazienza -.
LA
SFIDA TRA IL VENTO E IL SOLE
Il
Vento e il Sole discutevano animatamente per stabilire chi dei due era
il più forte. Si misero d'accordo per considerare vincitore colui
che fosse riuscito a togliere di dosso i vestiti ad un viandante che passava
in quel momento.
Cominciò
il Vento: prese una gran rincorsa e cominciò a soffiare con violenza
terribile. Ma più il Vento soffiava, più il viandante si
stringeva addosso i vestiti. Anzi, quando il soffio del Vento si fece gelido,
l'uomo si avvolse in un altro mantello.
Il
Vento esausto cedette l'uomo al Sole.
Il
Sole cominciò con intiepidire l'aria. Quando l'uomo ebbe deposto
il mantello supplementare, sprigionò vampate sempre più forti,
finché il viandante, non potendo più resistere al calore,
si spogliò del tutto e si tuffò nel fiume a fare il bagno.
IL
CONTO
Una
sera, mentre la mamma preparava la cena, il figlio undicenne si presentò
in cucina con un foglietto in mano.
Con
aria stranamente ufficiale il bambino porse il pezzo di carta alla mamma,
che si asciugò le mani col grenbiule e lesse quanto vi era scritto:
-
Per avere tolto le erbacce dal vialetto: L. 5.000.
Per
aver ordinato la mia camera: L. 10.000.
Per
essere andato a comprare il latte: L. 1000.
Per
avere badato alla sorellina (tre pomeriggi): L. 15.000.
Per
aver preso due volte "ottimo" a scuola: L. 10.000.
Per
aver portato fuori l'immondizia tutte le sere: L. 7.000. Totale: L. 48.000-.
La
mamma fissò il figlio negli occhi, teneramente. La sua mente si
affollò di ricordi. Prese una penna e, sul retro del foglietto scrisse:
- Per averti portato in grembo nove mesi: L. 0.
Per
tutte le notti passate a vegliarti quando eri ammalato: L. 0.
Per
tutte le volte che ti ho cullato quando eri triste: L. 0.
Per
tutte le volte che ho asciugato le tue lacrime: L- 0.
Per
tutto quello che ti ho insegnato giorno dopo giorno: L. 0.
Per
tutte le colazioni, pranzo, merende, cene che ti ho preparato: L. 0.
Per
la vita che ti do ogni giorno: L. 0.
Quando
ebbe terminato, sorridendo la mamma diede il foglietto al figlio. Quando
il bambino ebbe finito di leggere ciò che la mamma aveva scritto,
due lacrimoni fecero capolino nei suoi occhi.
Girò
il foglio e sul suo conto scrisse: - Pagato -. Poi saltò al collo
alla madre e la sommerse di baci.
I
CORVI
Svolazzando
fra le case in cerca di cibo, un corvo trovò un bel pezzo di carne
nel bidone della spazzatura di un ristorante. Lo afferrò con il
becco e poi si alzò in volo con l'intenzione di cercare un angolo
tranquillo per fare il suo pasto.
Con
un frenetico gracchiare decine di corvi, intenzionati a portargli via la
preda, gli piombarono addosso colpendolo con i becchi e le zampe.
Ne
nacque un furibondo parapiglia volante. Ma il corvo non vi partecipò.
Aprì il becco e abbandonò il pezzo di carne alla voracità
dei suoi compagni.
Poi
si alzò in volo e disse: - Ora finalmente il cielo è tutto
mio-.
I
DUE BLOCCHI DI GHIACCIO
C'erano
una volta due blocchi. Si erano formati durante l'inverno, e si fronteggiavano
con ostentata indifferenza reciproca. Com'è logico, i rapporti tra
di loro erano di una certa freddezza. Qualche "buongiorno", qualche "buonasera".
Niente di più. Non riuscivano cioè a "rompere il ghiaccio".
Erano grigi e tristi.
Ognuno
pensava dell'altro: - Potrebbe venirmi incontro-. Ma i blocchi di ghiaccio,
da soli, non possono né andare, né venire. Ognuno borbottava:
- Se quello fa un passo verso di me, io faccio altrettanto -.
Ma
non succedeva niente e ogni blocco di ghiaccio si chiudeva ancor di più
in se stesso. Dopo qualche mese, un mezzodì, mentre il sole intiepidiva
l'aria, uno dei blocchi si accorse che poteva fondere un po' e liquefarsi
diventando un limpido rivolo di acqua. Si sentiva diverso, non era più
lo stesso blocco di ghiaccio di prima. Anche l'altro fece la stessa meravigliosa
scoperta.
Ogni
giorno dai blocchi di ghiaccio sgorgavano due ruscelli d'acqua che, dopo
poco, si fondevano insieme formando un laghetto cristallino, che rifletteva
il colore del cielo. I due blocchi di ghiaccio sentivano ancora la loro
freddezza, ma anche la loro fragilità e la loro buona volontà,
la preocupazione e l'insicurezza comuni. Scoprirono di esser fatti allo
stesso modo e di aver bisogno in realtà l'uno dell'altro. Arrivarono
dei bambini e misero nell'acqua del laghetto delle barchette di plastica.
La brezza spingeva le barchette e i bambini battevano le mani e ridevano
felici. E in tutta questa felicità si rispecchiavano i due blocchi
di ghiaccio che avevano trovato un cuore.
LE
DUE CAPRETTE
Un
giorno, su uno stretto ponticello che attraversava un tumultuoso e profondo
torrente si trovarono, testa contro testa, due caprette, provenienti dalla
riva opposta. Entrambe volevano attraversare.
-
Togliti di mezzo! -, gridò la prima.
-
Sei diventata matta? -, replicò l'altra.
-
Sono arrivata prima io sul ponte! -.
-
Questa è proprio una stupidaggine. Non ti accorgi che io sono più
anziana di te? Cedimi il passo! -.
-
Se è solo per questo, io sono molto più forte! -.
Nessuna
delle due intendeva cedere. Continuarono con insulti sempre più
offensivi. Le corna si sfiorarono minacciose, poi violenta scoppiò
la lotta. Le due caprette arretravano di qualche passo, prendevano la rincorsa
e poi cozzavano una contro l'altra con tutta la forza.
Al
terzo irruente scontro le due caprette persero l'equilibrio e precipitarono
entrambe nelle schiumose e travolgenti acque del torrente.