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DIAPORAMA
IN DISSOLVENZA INCROCIATA
a cura di
Vlad
Per audiovisivosi
intende il mezzo che fornisce informazioni complementari alla vista e all'udito
e/o il messaggio da questo prodotto.
Il termine
indica quindi sia l'apparecchio registratore delle immagini o dei suoni, sia
l'apparecchio riproduttore, sia il supporto delle informazioni visive o sonore.
All’audiovisivo
si riconosce una straordinaria capacità di comunicare emozioni, concetti,
informazioni e idee, perché utilizzando l’immagine ed il suono simultaneamente,
si fa strada nella mente con rapidità e immediatezza.
L’illustrazione
della parola per mezzo di una proiezione di diapositive non è che una
delle molte possibilità audiovisive.
Nata dalla
semplice esigenza di vedere le proprie immagini (scattate da una macchina
fotografica, su pellicola positiva) ingrandite e proiettate su di uno schermo,
la proiezione di diapositive si è ben presto trasformata in un vero
e proprio spettacolo di intrattenimento.
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DIAPORAMA IN DISSOLVENZA INCROCIATA
E LE MULTIVISIONI
Rappresentano una forma di linguaggio diversa sia dalla fotografia sia dal cinema e che non intendono imitare né l'una né l'altro, ma che si prestano a lavorare al meglio sulla qualità dell'immagine.
Dissolvenza
Per poter
meglio comprendere le parti successive, riteniamo necessario chiarire il termine
dissolvenza.
La dissolvenza
è l'operazione usata per ammorbidire il passaggio tra due scene successive.
Si ha
dissolvenza in apertura quando l'immagine compare gradualmente da un campo
nero o completamente sfocato; dissolvenza in chiusura quando la scena si chiude
con un progressivo annerimento o una sfocatura del quadro; dissolvenza incrociata
quando queste due dissolvenze si sovrappongono, in modo che l'immagine divenga
visibile man mano che la precedente sparisce.
Nella
proiezione di diapositive la dissolvenza viene usata per evitare allo spettatore
l'abbagliamento da parte dello schermo bianco o lo sfarfallio delle immagini
a ogni cambiamento, dando continuità alle diapositive proiettate. (Un
sistema meccanico accoppiato al meccanismo del cambio d'immagine attenua la
luminosità dello schermo agendo su un diaframma o su un otturatore.);
questa è la base di partenza per la creazione di un intrattenimento
visivo realizzato con immagini statiche.
Dal punto
di vista espressivo una dissolvenza incrociata rappresenta il trascorrere
di un intervallo di tempo tra due azioni successive, mentre una dissolvenza
in chiusura seguita da una in apertura comporta, oltre al trascorrere di un
intervallo di tempo, anche un cambiamento di luogo.
Dissolvenze
analoghe si possono effettuare anche sulla colonna sonora. Nelle trasmissioni
televisive la dissolvenza viene ottenuta attenuando progressivamente il segnale
relativo a una scena che sta terminando o inserendo con opportuno dosaggio
il segnale di una scena che sta iniziando utilizzando allo scopo particolari
comandi di attenuazione.
Proiezioni in dissolvenza
incrociata
La proiezione
in dissolvenza incrociata si pone a metà fra la semplice proiezione
di diapositive ad un solo proiettore ed il filmato
Avvalendosi
della indiscussa qualità della diapositiva ma utilizzando però
più proiettori, si ottiene sullo schermo una continuità visiva
ed un movimento simile al filmato.
La fusione
delle immagini, affiancata ad una colonna sonora adeguata o ad un parlato,
permette di realizzare spettacoli con tecniche molto sofisticate ed effetti
surreali.
Tale tipo
di visione crea nello spettatore quella curiosità ed attenzione che
sono la base per trasmettere un messaggio o suscitare un'emozione che l'autore,
con la sua sensibilità, ha cercato di trasferire nell'opera.
Si può
affrontare questa sfida anche da soli, ma i risultati più belli si
raggiungono lavorando in gruppo, ove ognuno abbia una propria specializzazione
predominante e lavorando in simbiosi con gli altri, superando ogni individualismo,
senza per questo togliere nulla alla creatività di ciascun componente
ma facendo in modo che la discussione, con vero spirito di gruppo, porti a
raggiungere risultati sempre più gratificanti.
Per realizzare
queste diaproiezioni sono necessarie attrezzature particolari delle quali
parleremo più avanti.
I principi di base
della dissolvenza incrociata
Chi vorrà
dedicarsi all’approfondimento ed alla conoscenza dell’argomento, sia solo
per curiosità sia al fine di cimentarsi poi in questo fantastico hobby
e di realizzare una propria opera in dissolvenza incrociata od addirittura
una multivisione, avrà la possibilità di farlo frequentando
rassegne e festival che si occupano dell’argomento, dove appassionati e/o
esperti del settore propongono le proprie opere al pubblico.
Molte
sono i fattori che contribuiscono alla riuscita di una buona proiezione e
si imparano con l'esperienza e la passione; alcune di esse sono basilari e
permettono al neofita di costruire una proiezione elementare.
Cercheremo
qui di seguito di puntualizzare taluni concetti di base legati all'allestimento
di una proiezione di diapositive, ricapitolando alcuni punti chiave, poi facendo
espressamente riferimento ad alcune strumentazioni presenti sul mercato (certo
non le sole!) indicheremo una possibile successione di manovre necessarie
per montare una diaproiezione sincronizzata, così da fornire una traccia
operativa che ci auguriamo possa a essere utile a chi si accostasse ora a
queste nuove esperienze e ci auguriamo, desideri dedicarsi al montaggio ed
alla realizzazione di un’opera audiovisiva.
Proiettori
Per poter
proiettare delle diapositive, occorrono ovviamente dei proiettori.
Esistono
sul mercato vari tipi di proiettori per diapositive e la scelta di un tipo
o di un altro è motivata dall’uso che vogliamo farne.
· standard (proiezione di diapositive con caricatori lineari
o a cascata) comandati da pulsante.
· con telecomando a cavo o a infrarossi
· con presa esterna necessaria al collegamento con centralina
di controllo per dissolvenze o con computer o a sistemi esterni per dissolvenza
che permettono, a distanza, di gestire tutti i comandi del proiettore.
· soluzioni integrate: un proiettore con doppio obiettivo
e doppio portadiapositiva che consente di realizzare un diaproiezione senza
la necessità di moduli aggiuntivi.
A livello
strutturale, i proiettori, anche se più o meno completi, rimangono
identici ed asservono alle medesime funzioni, fra questi, alcuni modelli sono
dotati di veri e propri centri di controllo
I diaproiettori
comandabili tramite moduli aggiunti sono a nostro parere quelli preferibili,
essendo le soluzioni integrate, oltre che assai più costose, non in
grado di dare grande affidabilità a causa della complessità
costruttiva.
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La musica di sottofondo
È
il fattore comune ad ogni tipo di proiezione, sia essa ad uno o a più
proiettori; a volte coadiuvata dal parlato, a volte colonna portante dell’opera.
Il primo
passo, la forma più embrionale di abbinamento suono - immagine è
sicuramente l'utilizzo di un lettore CD o di un registratore (in questo secondo
caso è ovviamente più facile disporre una serie di brano musicali
mixati fra loro).
Lo scopo
è di diffondere nel locale suoni di sottofondo, adatti al tema illustrato
dalle immagini della proiezione quali, ad esempio: musiche arabe abbinate
ad una proiezione sulla Tunisia, canti alpini legati a una proiezione di foto
di montagna e così via.
Per cercare
di stringere dei legami, di perfezionare la connessione fra suono ed immagini,
si possono invece percorrere diverse strade, ognuna delle quali dettata da
vari fattori quali: obbiettivi da raggiungere, disponibilità, quantità
dei proiettori tipo di lavoro:
La sincronizzazione
" a braccio"
Si può
usare nel caso di una proiezione semplicissima ad un proiettore, utilizzando
un dispositivo timer, (magari incorporato nel proiettore) ed avviando simultaneamente
proiettore e registratore, oppure pilotando personalmente il proiettore seguendo
ad orecchio la musica.
È
il modo più semplice, più elementare, di più facile realizzazione
e non richiede precisione nella sincronizzazione fra immagini e sonoro.
In ogni
caso, questi od altri metodi similari, sono adatti soprattutto per presentazioni
di diapositive congegnate ad interventi diretti di un relatore (conferenze),
o dell'autore stesso che racconterà a braccio particolari riguardanti
i luoghi o l'oggetto della proiezione.
Questo
tipo di proiezione è caratterizzato da ritmi di cambio diapositive
e velocità abbastanza lente e variabili e dalla presenza dell'effetto
di "buio" fra una diapositiva e l'altra.
Le centraline ed i
computer
La strada
migliore per raggiungere degli ottimi risultati, ma anche la più complessa
e costosa è quella di utilizzare più proiettori, gestiti da
centraline di dissolvenza o da computer, che eseguono programmi memorizzati
su di un nastro magnetico od addirittura su supporti ottici digitali (CD).
È
certamente entusiasmante, soprattutto se l'autore ha pazienza di imparare
le procedure operative che occorrono per pilotare una centralina.
Quanto
ai costi, oggi la strada è percorribile non solo da professionisti.
Dilettanti
appassionati possono riunirsi in piccoli gruppi e dividere le spese
fra amici.
È
vero che esistono sofisticare centraline computerizzate che da sole costano
svariati milioni di lire, ma per iniziare può bastare un equipaggiamento
non così sofisticato e molto più economico.
Partiamo
quindi da un dissolvitore per far funzionare due proiettori.
La soluzione
più semplice è un comando manuale che funziona da interruttore
o meglio potenziometro, costituito da una levetta che si sposta dalla posizione
A alla posizione B, inviando al proiettore A il comando di spegnimento ed
al proiettore B il comando di accensione.
In pratica,
si agisce sulla luminosità della lampada del proiettore, la quale esegue
fedelmente gli impulsi dello "slider" (così viene definito il dissolvitore).
Fatta
la dissolvenza tra A e B dobbiamo ora cambiare diapositiva; a fine corsa della
levetta, (nella posizione A o B) spingendo oltre il fine corsa stesso la levetta,
si comanderà un cambio di immagine al proiettore spento. Ovviamente,
riportando il comando nella posizione precedente (da B ad A), si ottiene una
dissolvenza inversa e così via.
Questa
sequenza può essere ripetuta tutte le volte “ a braccio” oppure ancor
meglio, registrata sotto forma di impulsi sulla traccia dedicata del nastro
.
I programmatori
a tastiera per due proiettori, funzionano, sostanzialmente come gli Slider
e sono vere e proprie centraline aventi molte funzioni, ad esempio comandi
come il cut (cambio rapido della diapositiva) ed il flash (lampeggio tra due
diapositive in proiettori diversi).
Essi permettono
di disporre di tempi prefissati per la dissolvenza (normalmente 0,5/1/2/4/8
sec. combinabili tra di loro) e forniscono, a volte, la possibilità
di aggiungere un terzo proiettore (quest’ultimo con funzioni limitate al cambio
della diapositiva e all’accensione rapida della lampada).
Esistono
inoltre particolari programmatori, chiamati moduli o computer, che servono
a gestire più di due proiettori, sono normalmente comandabili in cascata
per gestire anche decine di moduli e formare così una strumentazione
atta alla produzione di multivisioni.
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Ricorrere
a centraline moderne e proiettori professionali diventa indispensabile se
ci si vuole cimentare in una divertente, vera regia e soprattutto se si vuole
raggiungere il traguardo di una proiezione in multivisione, (a quattro, otto,
dodici o più proiettori che agiscono simultaneamente su di uno o più
schermi), per la quale una gestione "ad orecchio" è decisamente impensabile.
Va comunque
sottolineato che questo genere di proiezioni esige immagini con un ottimo
livello qualitativo, omogeneo ed una altrettanto attenta opera di montaggio
in successione delle singole diapositive.
Non si
deve nemmeno trascurare il fatto che le proiezioni gestite con questi sistemi
presentano l'inconveniente tipico delle proiezioni complesse: non possono
essere interrotte per commentare particolari immagini, in quanto l'automazione
spinta del sistema prevede una proiezione senza soluzione di continuità.
Se esiste
la necessità di commentare alcune immagini, sarà dilazionata
alla fine della visione, oppure sarà effettuata memorizzando il commento
parlato direttamente sul nastro magnetico, in modo che tutto avvenga automaticamente.
Occorre
ricordare che mettere insieme 12 proiettori ed un computer può essere
relativamente semplice, basta avere i soldi per comprare l'attrezzatura; è
sfruttare tutto al meglio che è molto più difficile.
Normalmente
non ci si rende conto delle potenzialità dei mezzi a nostra disposizione,
dobbiamo imparare a conoscere le attrezzature di cui siamo in possesso per
ottenere da loro il massimo ed evitare di comprare il triplo di ciò
di cui veramente abbiamo bisogno.
Serie sonorizzata e
diaporama
Nelle
“proiezioni di qualità” si fa distinzione, di solito, fra due grandi
"filosofie" di proiezione.
La prima
è quella definita serie di diapositive sonorizzate, dove le immagini
che si susseguono in senso logico sono accompagnate da una musica scelta appropriatamente.
L'altra
è quella denominata, in senso stretto, diaporama; analoga alla precedente,
ma caratterizzata dal fatto che alla musica si aggiunge un commento parlato:
è una soluzione più complicata sotto diversi profili (maggiori
difficoltà nel montaggio audio, necessità di una chiara e perfetta
dizione da parte dello speaker).
Certamente
il diaporama è molto più efficace se ci si prefigge di "raccontare
una storia", svolgere un tema per immagini, con filo conduttore anche notevolmente
complesso.
Ci sembra
opportuno precisare che in ogni caso, quando si parla di proiezioni
di questo tipo, si sottintende l'impiego di due proiettori che cambiano le
diapositive con effetto dissolvenza incrociata; è il gradino minimo
per consentire un susseguirsi di immagini senza, ovviamente, l'effetto di
"buio" tra una e l'altra.
Con due
proiettori, una buona centralina di comando, telaietti per diapositive di
qualità professionale (anche con mascherine interne per delimitare
in vario modo l'immagine) si possono raggiungere effetti di buon livello.
Per ottenere
qualcosa di più si può ricorrere ad un terzo proiettore ed impiegarlo
per aggiungere sullo schermo titoli, scritte di vario genere, cartine geografiche
in sovrimpressione e così via.
Si può
certo andare al di là di questo livello, ma si sconfina nella realtà
delle multivisioni.
Multivisione
La multivisione
è lo strumento più efficace per offrire al pubblico uno spettacolo
di grande incisività e completo coinvolgimento.
È
un sistema che permette, (grazie ad un computer che può sincronizzare
un grande numero di proiettori nello stesso istante) di proiettare immagini
su enormi schermi, meglio che in "cinemascope".
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Il gran
numero dei proiettori in gioco comporta l'impossibilità pratica di
una gestione manuale degli effetti ottenibili, o dell'uso di una normale centralina
di comando e dunque per ottenere i risultati sperati, necessita fare ricorso
ad un computer di programmazione, con conseguente lievitazione dei costi dell'intero
"gioco".
Il numero
dei proiettori è dettato dal ritmo che si vuole imprimere alla proiezione,
divisi a gruppi, su più colonne; ogni diapositiva rappresenta solo
una parte dell'immagine che apparirà sullo schermo.
Con l'uso
di appropriate mascherine e la regia computerizzata, le diverse sezioni vengono
fuse insieme, creando effetti particolari e giochi di movimento, dissolvenze
"a sipario"( cioè cambiando solo una parte dell'immagine in modo continuativo
da destra a sinistra o viceversa), zoom e spostamenti dell'immagine.
La multivisione
ha il vantaggio di fondere il linguaggio fotografico e quello cinematografico:
ci restituisce la poeticità e la suggestione dell'immagine fotografica
coniugata al ritmo del montaggio cinematografico arricchendo il tutto con
una appropriata colonna sonora.
E' l'unico
sistema che consente di ricostruire nel modo più fedele l'intento del
fotografo perché, oltre ad amalgamare le immagini in una visione simultanea
e susseguente, trasmette allo spettatore i suoni e le sensazioni che luoghi
e persone esprimono.
Lo spettatore
si sente così immerso in storie, racconti di viaggio, visioni fantastiche,
in un mondo conosciuto o sconosciuto, certo riproposto in modo originale e
rivisto attraverso gli occhi dell'artista di multivisione.
La multivisione,
per il grande schermo unico, lo schermo panoramico o anche più schermi
, gli effetti visivi sempre diversi, il sapiente dosaggio di immagini, suoni
e a volte parole, è una forza magnetica che, creando una atmosfera
particolarmente coinvolgente, emozionante e di notevole impatto, tiene incollato
alla sedia anche lo spettatore più svogliato, trasmettendogli (se necessario)
anche delle emozioni.
Possiamo
quindi affermare che rispetto ad un filmato, la multivisione ha una maggior
capacità di coinvolgere lo spettatore, nei tempi brevi della proiezione
riuscendo ad emozionarlo per la risonanza psicologica delle immagini così
organizzate.
L'estrema
versatilità della multivisione con le sue grandi capacità evocative,
fa sì che questa espressione artistica possa interagire con particolari
forme di spettacolo creando inedite scenografie in occasione di eventi teatrali
o di danza, o maggiormente, di concerti musicali, (ad esempio nei concerti
di Jarre ed Oldfield), nei quali, le immagini permeano lo spazio intorno agli
spettatori, anche con il supporto di proiettori cine, laser, schermi d’acqua,
effetti olografici, impianti Dolby Sorround, ecc.
Ecco perché
la multivisione viene usata anche nel campo professionale, nell'ambito di
fiere, conventions e presentazioni; è un lavoro ad alto livello di
comunicazione che permette di raggiungere il target con un messaggio chiaro,
diretto ed incisivo.
La multivisione
dilettantistica, a differenza di quella professionale che serve per pubblicizzare
un prodotto, deve essere di puro spettacolo, ma comunque progettata con l'impegno
e la cura di un "professionista" e mirata al raggiungimento di
un obbiettivo, perché quando si offre al pubblico un momento di evasione,
si è sotto gli occhi di tutti e bisogna farlo al meglio.
Tre sono le componenti fondamentali di questa particolare espressione artistica:
Le immagini, perché simulano ciò che raccogliamo e ricordiamo delle esperienze di vita. La nostra memoria, come un caleidoscopio, riunisce frammenti e istanti di queste esperienze creando immagini e sensazioni visive legate tra loro; così la multivisione.
La musica, perché predispone lo spettatore ad un particolare stato d'animo, lo accompagna nella visione delle immagini e lo trascina a vivere delle sensazioni inedite.
L'idea, perché crea la storia, inventa un percorso di nuove impressioni. Attraverso l'ideazione personale, musica ed immagini diventano vera espressione artistica.
Tre aspetti
con un solo comune obbiettivo: far vivere una emozione.
L'evoluzione
della tecnologia ha prodotto nuove strumentazioni, che possano servire a produrre
innumerevoli sequenze di grande impatto scenico. Esistono moduli che consentono
lo sfruttamento di programmi funzionanti su piattaforme Win o Mac; esistono
programmi dotati di gestore dell'audio,
esistono
soluzioni integrate per la gestione di una sala teatrale intera, il mercato
offre di tutto. Ma cosa serve, realmente?
Vi sono
computer e super-sistemi; l'importante è essere consapevoli delle proprie
esigenze.
È
possibile, come detto, gestire decine di proiettori e tracce audio monitorizzando
il funzionamento degli stessi prima ancora di vedere le dia proiettate. E'
possibile, dopo aver fatto la scansione delle immagini, inserirle "virtualmente"
nel proiettore, impostare i comandi di accensione e spegnimento delle lampade
corrispondenti ad un tempo determinato e dare il play. In una finestra di
preview sarà possibile vedere il risultato e determinare l'impatto
della proiezione prima ancora che la stessa venga materialmente prodotta.
E' come gestire un sistema di editing video, o come produrre un CD-Rom multimediale,
cambia semplicemente il mezzo di trasmissione al pubblico.
Le apparecchiature
di oggi permettono di comandare più programmi contemporaneamente, consentendo
il posizionamento di periferiche di input che permettano di variare il corso
della diaproiezione. L'interazione di sistemi come videoproiettori e server
consentono di unire pagine Web o filmati AVI alle classiche diapositive.
In un
certo senso non esistono limiti, il sistema di funzionamento di questi prodotti
è semplice ed intuitivo, forse offrono più opportunità
dei vecchi sistemi, ma ad un costo nettamente superiore.
“La proiezione perfetta”
Che si
ricorra a sistemi di proiezione in multivisione, di diaporama con controllo
di dissolvenza e simili, oppure che si operi con un solo e semplicissimo proiettore,
la sostanza non cambia: perché lo spettacolo risulti soddisfacente
la serata deve scorrere senza intoppi e senza inconvenienti.
Ne deriva
la necessità di fare attenzione, quando si prepara una proiezione,
anche alle piccole cose.
Annotiamo
qualche suggerimento pratico.
Regola
aurea per una buona proiezione è che la durata non superi i dieci
minuti nel caso di un diaporama in dissolvenza incrociata a carattere documentaristico
o di una serie sonorizzata e di 4 - 5 minuti per una multivisione a più
proiettori, perché il pericolo più grande è stancare
lo spettatore.
È
meglio lasciar desiderare a quest'ultimo di vederne ancora, ma comunque in
qualche specifico caso può essere fatta qualche eccezione.
I telaietti
delle diapositive devono essere tutti dello stesso tipo, (attenzione
perché anche all'interno della stessa marca spesso esistono modelli
differenti, ad esempio cornicette di diverso spessore che possono portare
ad un focheggiatura imperfetta di talune diapositive). È ovvio quindi
che non bisogna mescolare, nella stessa proiezione, telaietti supersottili
(in cartone o plastica) con altri più spessi.
Se si
usano proiettori di tipo professionale (consigliabile), ad esempio Kodak S-AV
2050, tutte le diapositive, dovranno essere montate in telaietti 5x5 cm, muniti
di vetrini e se necessario dovranno anche essere messe a "registro" fra loro,
in modo che durante la dissolvenza, escano perfettamente nel punto preciso
dello schermo per il quale le immagini stesse sono stare “pensate” ed inserite
nella proiezione, (movimenti di palpebre, della bocca, spostamenti ed altro
ancora), al fine di assicurare la perfezione del movimento.
La selezione
iniziale delle diapositive deve essere rigorosa. Diapositive anche solo leggermente
sfocate, sovra/sotto esposte sono da eliminare, come anche i doppioni delle
diverse scene.
Fare una
cernita se possibile anche in funzione dell'omogeneità, non solo nei
colori e nella densità dell'immagine, ma anche nel formato, nel taglio
dell'immagine: o tutte immagini verticali o tutte orizzontali, soprattutto
se si proietta in dissolvenza incrociata, dove l'effetto "croce" al momento
del cambio di due diapositive può essere molto evidente e fastidioso
da vedere.
Infatti,
altro principio da osservare come basilare è quello di non formare
una croce sullo schermo facendo seguire ad una diapositiva orizzontale una
verticale o viceversa; se proprio si sarà costretti ad adoperare diapositive
di archivio, di formato e senso diverso, sarà indispensabile usare
apposite mascherine quadrangolari, rettangolari, o circolari per raccordare
le immagini nelle sequenze ed evitare così il sopracitato fastidioso
effetto "croce".
È
consigliabile inoltre non usare i tempi di dissolvenza sempre uguali.
Per facilitare
la risistemazione delle diapositive in caso di accidentale fuoriuscita dai
contenitori (per esempio a causa della caduta di un caricatore), è
utile la loro numerazione nell’angolo del telaietto a mezzo di pennarello
indelebile.
Di norma,
il lato bianco, o comunque quello più chiaro dei telaietti per diapositive
va verso la lampada di proiezione e ciò per favorire la riflessione
del calore e per limitare il surriscaldamento della diapositiva.
Con l'esperienza
e la frequentazione di vari festival, concorsi, serate dove si proiettano
diaporama, ci si renderà conto che un lavoro, una proiezione, va "pensata"
dall'inizio e va poi svolta secondo un preciso canovaccio, adoperando la fotocamera
per scattare le immagini necessarie per il lavoro stesso come fosse una cinepresa,
ossia sempre in senso orizzontale ed effettuando avvicinamenti ed allontanamenti
frontali sul soggetto o carrellate che saranno poi utili in sede di montaggio
per esprimere il movimento o per "raccontare" una scena attraverso una precisa
sequenza.
Più
avanti, con l'esperienza e la raggiunta sicurezza nelle proprie capacità
si potranno usare per raggiungere questi effetti, appositi banchetti di animazione
che permettono di duplicare più volte un'immagine in modo da farle
rappresentare il movimento desiderato.
Una volta
creata la sequenza delle immagini , il loro movimento verrà sincronizzato
e memorizzato attraverso apposite centraline, manuali, elettroniche o digitali,
od addirittura attraverso dei computer (ormai usati dai diaporamisti più
esperti), che consentono, attraverso svariate possibilità di utilizzo
la successione sullo schermo delle singole immagini con cambio rapido o con
dissolvenza regolabile sia come intervallo e durata; si potrà così
far sequenzializzare nell'ordine desiderato una serie di diapositive, ritornando
anche su una stessa in alternanza, se necessario per creare determinati effetti.
Il programma
creato dalla centralina sarà poi registrato su di un registratore ad
almeno 3 piste, dove due piste saranno utilizzate per il sonoro mentre la
terza servirà per gli impulsi che comanderanno il movimento dei proiettori,
oppure, nei computer per audiovisivi delle ultime generazioni masterizzato
su CD ottico digitale.
Tutti
i registratori standard, dispongono di almeno due "testine" di scrittura e
due di lettura, (queste "testine" sono in pratica gli interpreti dei segnali
che arrivano al registratore o che partono dal nastro); due testine corrispondono
a due canali (stereo), quando si gira il nastro le testine leggono gli altri
due canali, quindi lo standard prevede la scrittura di quattro canali o tracce
(due in ogni senso).
Moltissimi
registratori, da diversi anni, dispongono di 4, 8 e più tracce; questi
sistemi suddividono il nastro in più settori per poter così
registrare parlato, musica, effetti, impulsi ecc...
Questi
registratori, “scrivono” il nastro in un solo senso e di conseguenza la cassetta
può essere usata solo da un lato.
A titolo
di esempio, riportiamo le procedure operative necessarie per creare una sincronizzazione
con due proiettori, una centralina di programmazione ed un registratore portatile
a 4 piste.
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Dopo
aver creato sul tavolo luminoso la sequenza delle immagini ed aver scelto
la musica più appropriata, la prima decisione che deve prendere il
fotoamatore appassionato, intenzionato a produrre un montaggio audiovisivo
è la seguente: incidere su nastro prima gli impulsi di controllo della
centralina e poi la colonna sonora vera e propria (su altra pista, naturalmente)
o viceversa ?
Noi crediamo
che incidere prima la musica e poi programmare gli impulsi di controllo per
i cambi delle diapositive sia la procedura raccomandabile, perché ci
permette di far "cadere" alcune dissolvenze "cardine" nel giusto momento della
proiezione, proprio mentre la musica aiuta a dare valore alla sensazione che
vogliamo trasmettere.
Sia in
un caso che nell'altro, comunque, una regola va sempre rispettata: occorre
redarre su un quaderno, quello che in gergo viene chiamato "story board";
cioè scrivere per ogni diapositiva della proiezione tutti dati chiave:
tempo cronometrato del cambio diapositiva, dell'accensione, del tipo di effetto
di programmazione desiderato , con l'indicazione del pulsante della centralina
che deve essere azionato, tempo di dissolvenza e se possibile una descrizione
della diapositiva, come riferimento.
Registriamo
quindi il brano musicale sulle piste 1 e 2 del nostro registratore 4 piste.
Predisponiamo
la nostra centralina di dissolvenza collegandola ai proiettori ed al registratore
(pista 3 oppure 4), accendiamo il tutto ed inseriamo le ruote con le diapositive
in sequenza.
Predisponiamo
in registrazione solo la pista collegata alla centralina (3 o 4), schiacciamo
play.
A questo
punto, le piste 1 e 2 saranno in lettura e la pista 4 (ad esempio), in registrazione.
Ora, seguendo
la musica, azioniamo i comandi della centralina e realizziamo la proiezione.
Contemporaneamente,
questi comandi che noi produciamo tramite la centralina, (ovvero gli impulsi
che scaturiscono dal cambio di diapositive o dalla dissolvenza) vengono registrati
su cassetta per poi essere usati dalla centralina stessa quando azioneremo
il registratore in lettura su tutte le tracce.
Se non
abbiamo a disposizione un registratore a più tracce, la cosa sarà
più complicata, ma non impossibile.
Dovremo
usare un canale per questi segnali ed un altro per la musica (quindi in MONO);
in questo caso, la registrazione della colonna sonora e degli impulsi, dovrà
essere effettuata contemporaneamente.
Da questo
momento, ogni volta che vorremo rivedere il nostro AudioVisivo sullo schermo,
basterà collegare il tutto nel giusto modo e dare il comando play del
registratore.
Forse
a questo punto qualche fotoamatore si sarà scoraggiato.
Desideriamo
rincuorarlo: è vero che alcuni passaggi, in successione, sono abbastanza
laboriosi e richiedono pazienza e concentrazione, ma è anche vero che
la sperimentazione diretta su proiettori, registratore e centralina è
molto più divertente, intuitiva e meno noiosa di quanto non sembri
raccontata in queste righe.
Insomma,
è più facile , passo passo, fare una sonorizzazione che non
leggerla, immaginarla o per chi redige queste note, scriverla.
MPR Audiovisivi © 2001